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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

<<Andante dunque e fate discepoli tutti i popoli, immergendoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo>>, tradotto in linguaggio corrente penso suonerebbe così l’invito di Gesù … immergere in un nome?!?!? Ok vuol dire il sacramento del Battesimo fatto invocando il nome, è vero, ma come tutti i sacramenti sta a dire qualcosa di più, significa un’azione che come Chiesa, come popolo di Dio siamo chiamati a fare: immergere tutti i popoli in questo nome! Immergere nel nome di Dio per un ebreo vuol dire immergere nel profondo di Dio, profondo che scopriamo essere Padre, Figlio e Spirito Santo, tre persone che si immergono l’una nell’altra: ciò che da “fuori” è “uno”, da “dentro” è “tre”.
Come immergere i popoli in Dio? Come immergerli in questa immersione vicendevole divina?
Coltivando noi cristiani il desiderio che Dio immerga tutta l’umanità in Lui e nel quotidiano che essa vive, perchè entrambe i rapporti li viviamo sempre in superficie, cercando di stare a galla … desideriamo invece noi cristiani che Dio immerga ogni persona gradualmente in Lui e nel prossimo e cerchiamo di essere per primi noi a lasciarci attrarre in queste profondità!
E se mentre ciò avviene parleremo di lui e del suo Vangelo allora il gioco sarà fatto e avverranno cose che neanche ci immaginiamo.
Buona immersione!

 

Gabriele Gaciodon

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